Storia

Il temporale estivo ha appena rinfrescato una calda giornata di Luglio, nel cuore della Brianza. Da poco è passata l'ora di cena e il sole incomincia a tramontare. Nel capannone in disuso vicino alla ferrovia, del rumore copre il solo canto delle cicale. Una compagnia di ragazzi ha appena terminato di stringere l'ultima vite della loro creazione. In quella vite e in quel dado c'è un po' della loro storia. Una storia che incomincia per caso alla fermata del bus.

E' Settembre del 2007 e la domenica precedente Jacopo è stato spettatore del Trass a Bass a Figino Serenza: una corsa in discesa di mezzi autocostruiti. Trovando la manifestazione molto interessante pensa di riunire un piccolo team di amici per costruire un carretto in grado di parteciparvi. L'idea era di quattro persone: un ingegnere, un economista, un tuttofare e un geologo... (nessuno ha mai capitò l'effettiva utilità di questa persona, ma la zavorra in discesa serve sempre!). Il primo ad essere reclutato è Filippo che, nonostante il brevetto di volo per il Motocarro Ape, quella mattina si trova alla fermata del bus di linea. Si aggiungono a breve distanza Gabriele, entusiasta della proposta e il compassatissimo Davide (ora chiamato Snelly e non più così compassato).

La proposta è semplice: mettere insieme qualche pezzo di recupero per costruire un mezzo in grado di arrivare al traguardo. La progettazione, però, procede a rilento a causa degli ingenti quantitativi di vino con cui le riunioni creative sono innaffiate. A quei tempi tante erano le idee, pochi i fatti e minime le conoscenze di bricolage. Filippo quindi aveva imposto la regola: “Prima si beve poi si lavora!”

Arriva Febbraio e Jacopo è nel pieno del primo anno di università: è tempo di passare dal bus che porta a Cantù al treno in direzione di Milano. E in una piovosa mattina, su un potente mezzo delle Ferrovie Nord viene reclutato anche l'ultimo componente del team per quell'anno: Fabio, "l'ING".

La preparazione del mezzo subisce una leggera accelerazione, ma ormai il tempo stringe: mancano poche settimane al Trass a Bass. Si decide quindi di fare gli straordinari per completare l'"I-kear" in tempo. Il risultato sembra splendido, ma si attende il verdetto della pista.

E' una piovosa mattina di Settembre a Figino e dalla Tunisia dove l'imperturbabile Davide è in vacanza giunge un messaggio: "Mi raccomando, mettete le gomme al sole che in curva tengono meglio!".

Resoconto della gara: prima discesa lentissima; prima risalita semiasse posteriore rotto causa cedimento di una saldatura; seconda e terza discesa saltate per risaldare il suddetto asse; quarta discesa in modalità canguro a causa del semiasse saldato storto.

La classifica non ci aveva visti tra i primi, ma un obiettivo lo avvevamo raggiunto: avevamo messo insieme una squadra, eravamo riusciti a cavarcela anche davanti all'imprevisto e soprattutto eravamo diventati buoni amici.

Pochi mesi dopo Jacopo si recò a Birmingham (in Inghilterra a differenza di Bergamo che è in Italia) in Erasmus. La compagnia decise quindi di raggiungerlo per portargli (generi di) conforto. Alcune istantanee di quel viaggio sono: l'incontro con Roma, la notte sul divano/moquette a casa di Jacopo, il volo cancellato, Jacopo che mangia la torta nella metropolitana londinese, la polizia che ci scambia per terroristi metre stiamo guardando decollare gli aerei vicino all'aeroporto...

L'anno successivo (2009), cercammo di fare il salto di qualità, producendo non uno ma ben due carretti: la Jeep Willys e il triciclo, quest'ultimo tutt'oggi in piena attività. Il restauro di un vecchio giocattolo permise inoltre di mettere in condizioni di correre anche il cosiddetto "Carretto Oro". Le ore di "progettazione" calarono notevolmente, e aumentarono quelle di lavoro vero e proprio. Sempre sotto la stretta supervisione del "Conte Casilir".

Dopo un anno di duro lavoro (specialmente le ultime settimane, come consuetudine) il risultato era ragguardevole, tranne per un piccolo dettaglio: la scarsa efficienza dell'apparato frenante della Jeep.

Il momento della verità era come di consueto il Trass a Bass.

Il Carretto Oro, dopo aver preso una velocità improponibile si schiantò alla prima curva.

La gara della Jeep Willys è riassumibile nel seguente scambio di battute tra pilota (l'ormai non più compunto Davide: Snelly) e copilota (Fabio) all'impegnativa curva ad angolo retto:

"Snelly, frena!"

 "Sto frenando!"

"Frena di più!"

"Sono al massimo, io mi butto dentro e come va va.."

Il carretto e il busto vennero risucchiati all'interno della curva, la testa seguì dopo qualche istante, come in un cartone animato.

Il triciclo, guidato da Alessanro cugino di Gabriele, arrivò in fondo senza particlolari problemi.

Il vero successo non furono i mezzi, ma chi si radunava intorno per dare una mano, per fare quattro chiacchiere o solo per curiosità. A queste persone va un grazie particlorare.

L'anno successivo (2010) ci furono grandi problemi organizzativi e il prodotto del nostro poco lavoro non era di grande qualità: cambiammo carrozzeria alla Jeep (peggiorandola notevolemente) e mantenemmo inalterato il triciclo. Il team si arricchì di un nuovo componente: proprio quel Roma che il fato ci fece incontrare a Birmingham.

Una novella degna di nota è indubbiamente quella del trasporto del telaio della leggendaria Willys: trainata da un Ciao con conducente munito di casco non omologato e con tanto di passaggio a fianco della volante dei Carabinieri.

Al consueto Trass a Bass presentammo quindi l'orrible "Motonave Regina della Pace", retaggio di una splendida vacanza in Croazia e il fidato triciclo.

 In pentola, tuttavia, bolliva il progetto di un nuovo carretto, con al suo interno tutta l'esperienza che avevamo maturato e con l'intenzione di prepararlo con calma e con estrema cura.

Fu così che al Trass a Bass 2011 ci presentammo con il solo triciclo, rivisto e riprogettato in alcune parti. Il glorioso telaio della Jeep Willys aveva dato quello che poteva dare.

Arrivò proprio in quell'anno il primo podio della nostra carriera, un ricordo sempre piacevole.

L'iniezione di ottimismo ci diede la spinta per terminare ciò che avevamo in cantiere, organizzare una nuova sede estiva e una nouova sede invernale. Anche la parte di collaudo venne rinforzata, testando i carretti con la tecnica "a strascico".

Questa consiste nell'inserire quatto o cinque persone in un autoveicolo Fiat 500, porre alla guida il meno sano di mente, caricare i due meno denutriti nel baule aperto con in mano una corda la cui estremità viene tenuta con un piede dal pilota del carretto e lanciarsi a settanta chilometri orari su una strada privata.

La produzione fu eccezionale: il nuovo carretto detto "Nurmal", il restauro del glorioso "I-Kear" ora "Ciful" e un'ulteriore rivisitazione del triciclo, detto così "Trivulant".

Il Trass a Bass del 2012 fu però una tragedia: una tempesta inaudita si abbattè sulla manifestazione causando l'annullamento della stessa. L'unica manche disputata vide il piazzamento a podio del "Trivulant".

Seguendo la famosa massima "chi si ferma è perduto", nonostante l'esito incerto della gara, pochi mesi dopo era già in cantiere il carretto 2013: il "Zidecar". La progettazione e la realizzazione di quest'ultimo sono state portate avanti seguendo i canoni dettati dalle corse agonistiche per sidecar "da discesa" e della semplicità di trasporto. E' possibile infatti smontarlo in più parti e rimontarlo in più configurazioni per poter essere trasportato su una normale automobile e poter affrontare diverse tipologie di circuito.

 

Grazie a Tia, amico di Jacopo, abbiamo scoperto anche il mondo del trike drifting. Fu proprio a questi mezzi che ci si è ispirati per la realizzazione del Generale Lee.

E' proprio nel 2013 che la chioma di un nuovo membro si affaccia nel gruppo: Gabriele detto anche Gabriello o Geme. A lui verrà affidato il prezioso compito di guidare la gloria della scuderia: il "Trivulant".

Lo sfruttamento sede invernale, riscaldata dall'instancabile stufa F.lli Valsecchi e dotata di strumenti provnienti nientemeno dal Nuovo Mondo come la Cebora Dallas, ci ha concesso di preparare i mezzi in tempo per partecipare ad un nuova competizione: la "Cursa di Carett" di Bruate. Ebbene sì: una gara molto impegnativa. Curve, tornani, quasi due chilometri di discesa in più manches.

Un fitto calendario di prove era stato stilato: ormai la tecnica "a strascico" non era più sufficiente. Le strade poco trafficate, le calde e fredde serate di luna piena, la domenica mattina alle 5:00 sono quindi diventate l'occasione per sfoderare i mezzi e misurarne le prestazioni.

Per il giorno della gara tutto doveva essere perfetto. Preparammo così il vino, la birra, la pasta fredda, i dolci e l'impianto audio. Ah, anche i carretti, ovviamente.

I preparativi furono leggermente frenati dai postumi della grigliata della sera antecedente, e riflessi un po' offuscati.

Ad ogni modo detto fatto: furgne caricato, vettovaglie pronte e via alla volta di Brunate.

Una volta arrivati in loco, scaricati i mezzi, allestimmo il nostro paddock: musica, vino, insalata di riso, frittata, dolci, per allietare in nostri sostenitori ma soprattutto noi stessi.

Dopo la registrazione dei mezzi inizia così la gara. Alla prima manche il "Trivulant" guidato da Gabriello si è subito dovuto ritirare, causa problemi ad una ruota, il "Ciful" guidado da Luca, il fratello di Roma, scende lentissimo per problemi al freno, mentre il "Nurmal" e il "Zidecar" passano alle manche successive.

Due dei quattro mezzi erano fuori gioco: gli errori non sono più consentiti. Il nostro tecnico dei freni (Filippo), decise quindi di applicare un severissimo metodo di controllo del corretto funzionamento dell'apparato frenante, utilizzato solo in applicazioni sportive estreme: la tabella dello "smell".

Essa si basa sulla tipologia di odore che può provenire da un impianto frenante misurato con una speciale sonda, detta "naso". I livelli sono i seguenti: very good smell, good smell, regular smell, bad small, critical smell, e infine smell of shit. In quest'ultimo caso anzichè controllare l'impianto frenante (ormai è troppo tardi) è meglio controllare il pilota.

Grazie a questi accorgimenti sia il "Nurmal" che il "Zidecar" riuscirono a raggiungere la manche finale, sfuggendo per un pelo al podio.

Nonostante il mancato risultato l'umore era alto: la discesa era stata eccitante, la giornata fantastica e il successo completo era stato impedito da piccoli accorgimenti tecnici facilmente risolvibili.

I mezzi vennero riparati nel poco tempo a disposizione e per il "Trass a Bass" 2013 tutto fu di nuovo pronto. Le riparazioni non ottimali e la la validità degli altri concorrenti, però non consentì un risultato brillante. La serata risultò in ogni caso veramente divertente, soprattutto per via del limbo di fine serata.

Per il 2014, avendo raggiunto i limiti di capacità delle officine è stato deciso il fermo della produzione di nuovi mezzi, puntando piuttosto sulla miglioria e l'affinamento di quelli già in nostro possesso.

Proprio verso l'estate di questo anno viene messa in funzione la cosiddetta "Nuova Sede", con ampi spazi di lavoro e di test, con una logistica all'avanguardia. Nel rispetto dei più alti e ed evoluti standard industriali vengono istituiti dei reparti produttivi: la sala riunioni (dove si beve), la zona saldatura (dove a suon di elettrodi si assemblano i nuovi telai), la zona montaggio ed infine la "gabina de sproeuzz" per la verniciatura.

L'allestimento della nuova "facility" comporta il dispendio di molte energie e anche questa volta l'appuntamento con Brunate incombe e i mezzi non sono pronti alla perfezione. In particolare il Ciful, rivisto e corretto ha un leggerissimo difetto di progettazione: alla minima correzione sul volante si ribalta clamorosamente. A soli due giorni dalla gara si decide quindi di sostituire l'albero posteriore e mettere due ruote anziché una sola, ma c'è un problema: con un asse unico lo sterzo è praticamente inutile. Il carretto prosegue solo in linea retta.

A poche ore dalla gara, quindi, con gesto eroico viene completamente riprogettata e ricostruita la parte posteriore del povero Ciful, che ora ha il nome di "Rangiaa"

La gara di Bruinate 2014 risulta un'ecatombe. Gabriello alla guida del "Trivulant" dai freni surriscaldati e inservibili centra una balla di fieno e compie un'acrobazia da circense ai danni della propria schiena. Il nobile Conte, alla guida del "Rangiaa" si ritira lamentando difetti all'improvvisato impianto frenante. Il Zidecar, dopo una buona prima manche si schianta a 30 km/h in un cancello. Il risultato è illustrato di seguito.

Il "Nurmal" Colleziona un buon quinto posto, preceduto soltanto da carretti a base go kart.

Il morale non è alle stelle, ma non si può perdere la concentrazione: il Trass a Bass è alle porte. Il colpo di reni è abbastanza forte: tutti i carretti vengono riparati e migliorati e si decide anche di migliorare l'immagine del team aprendo la pagina facebook.

Il Trass a Bass 2014 è un successo. La coppia dei due Filippi, nella loro simpatica follia fa scalpore e notizia sui giornali locali.

Lo spettacolo offerto dal Zidecar esalta il pubblico e i piloti.

Il neoarruolato Cazzaniga sul "Rangiaa" si diverte e fa divertire in un duello mozzafiato con contro il "Nasca(R)" di Filippo. Ellàmèlèmattquelbagajlè!

Il Nurmal scende in tutta la sua compostezza e il suo comfort.

La discesa finale di tutta la scuderia in parata è la ciliegina sulla torta. Un podio sfiorato per il cronometro, ma centrato in pieno per la simpatia, per la follia, per il gruppo che ha dimostrato il suo gran cuore e tutta la sua coesione.

Il 2015 passa abbastanza sotto tono: tanto lavoro di messa a punto e una sola gare: un Trass a Bass che, a causa del nuovo tracciato non convince nessuno.

Viene presa una drastica decisione per l'anno a venire: espandere il nostro raggio d'azione e partecipare a delle gare organizzate in tutto il nord Italia. Per la precisione due: una a Tollegno (Biella) e una a Tizzano (Parma). Si tratta di gare del campionato nazionale, quindi l'asticella si è ambiziosamente alzata.

Siamo quindi nel 2016 e un po' impreparati e un po' incoscienti ci presentiamo a Tollrgno dopo una frettolosa revisione dei mezzi.

Le prime gare filano lisce ed il morale è alto, ma l'imprevisto è dietro l'angolo. I nostri mezzi, abituati alle brevi discese di casa non reggono le sollecitazioni di un tracciato complesso e sia Trivulant sia Zidecar finiscono fuori strada, con conseguenze sui piloti e sul tracciato.

A buon intenditor..

Una brutta batosta per morale e fisico, ma bisogna guardare avanti e restare uniti: Parma ci stava aspettando.

Con i mezzi visibilmente non all'altezza e i piloti ammaccati nell'animo e nel fisico era necessario reagire. In tempi record si è conclusa una nuova disperatissima revisione dei mezzi e per evitare di portare scorte di cerotti e bende è stata presa la decisione di scendere in tutta sicurezza, senza cercare il limite tecnico del mezzo.

Il giorno della gara, dopo una gita nel Parmense, la tensione è palplabile. Anche il vino se ne sta rintanato nella borsa frigo, senza la minima intenzione di farsi vedere per un "in bocca al lupo".

Il paesaggio e il tracciato sono mozzafito, ma bisogna ricordarsi: non esagerare e portare a casa la pelle!

Dopo le prime tra discese indenni abbiamo iniziato a realizzare che tutto stava andando molto bene: i mezzi erano affidabili se guidati con prudenza, ci stavamo divertendo come non era mai successo in una gara e ci siamo sentiti più affiatati che mai. Il traguardo era proprio lì, ad una discesa da noi. Bisognava solo incrociare le dita.

In men che non si dica era fatta: ultima discesa incolume per tutti e soprattutto le nostre care officine otevano vantare veramente il titolo di "premiate": il Zidecar si era classificato terzo in una gara ufficiale di campionato nazionale!

Eccoci qui, di nuovo. Dopo essere caduti da soli ed esserci rialzati insieme con tanta fatica, eccoci. Forse non vogliamo crescere, forse vogliamo giocare ancora un po'. Forse vogliamo passare ancora una domenica come quando eravamo bambini, come quando era più semplice. O forse esiste un altro modo di fare le cose: Come le facciamo noi.

Un riconoscimento agli sforzi fatti, al sudore, al vino, alle sbucciature, al vino, e alle botte prese in tutti questi anni. In maniera insperata e inaspettata ci è arrivata la spinta che ci serviva per andare avanti, per raggiungere l'anno e soprattutto gli anni successivi.

Nel mese di settembre poi il team si è arricchito di un nuovo componente: una vecchia conoscenza che più volte abbiamo incrociato sui tracciati casalinghi. Il poliedrico Bellotti: capace di trasformasi da gorilla a papa, da centurione a "commentatore sportivo" da una gara con l'altra.

L'esordio in maglia giallonera del nuovo e poliedrico componente della banda avviene poco dopo nella gara "Sbates Giò de Calnach", a pochi chilometri dalle nostre due sedi.

Rievocando con un costume da Aladino le mille e una notte passate insonni a rammendare i mezzi, l'Alì Baba di Mariano Comense sfreccia a bordo di un improbabile tappeto volante tra le vie del piccolo comune Brianzolo.

A che punto siamo arrivati? Ah giusto il 2017. Chissà quanti autobus sono passati davanti a quella fermata in (quasi) dieci anni. Chissà quante persone sono salite e scese e chissà quali sono le loro destinazioni.

Per quanto ci riguarda quella fermata è stato l'inizio di un viaggio decennale che non è ancora finito, ma casomai appena incominciato. La destinazione? Nessuno la sa, noi nell'animo ci sentiamo zingari quindi ci godiamo il tragitto sperando che sia il più lungo e imprevedibile possibile.

I progetti per il futuro sono molti e in vari settori, tanto da dedicare una pagina del nostro sito: questa . Ancora una volta chi si ferma è perduto!

Una piccola anticipazione: ci concediamo un carretto nuovo. Il "babamota Istremizi".

Siamo arrivati così al giorno d'oggi, con qualche anno, qualche esperienza e soprattutto molti amici in più di quando abbiamo incominciato sette anni fa. Lo spirito però è sempre quello: costruire qualcosa una settimana dopo l'altra, e dopo l'officina concedersi un bicchiere di vino, ridendo e scherzando con chi c'è di volta in volta. Immune dalla stanchezza, dal lavoro, dallo studio, il tempo dedicato al carretto è quindi tempo dedicato a qualcosa di più che stringere viti o saldare pezzi di acciaio.

 Il martedì quindi potrete trovarci alla nostra sede (invernale o estiva), dove ciascuno si dà da fare in ciò che gli riesce meglio: chi regola i freni, chi salda, chi martella, chi stappa il vino, chi tiene alto il morale, chi porta la torta e dà un tocco femminile, chi propone nuove idee...

To be continued....